OMAGGIO A TOTÒ

Un omaggio al principe della risata, cinquantun anni dopo l’indelebile collaborazione con Pier Paolo Pasolini che fruttò alla cinematografia italiana quel capolavoro di Uccellacci e uccellini e all’attore napoletano un Nastro d’Argento (1967) e una menzione speciale al Festival di Cannes (1966). Fu per Antonio de Curtis, in arte Totò, uno sforzo notevole: dovette infatti rinunciare al suo consolidato tragicomico personaggio oltre che ad un metodo di lavoro a lui particolarmente congeniale, la recitazione a soggetto.

Come se non bastasse, la sua prima impressione sul regista ʻborgataroʼ e sullo sceneggiatore Ninetto Davoli non fu delle migliori: scrive Poletti, «Totò non sopporta quell’aria da intellettuale, per giunta di sinistra, tipicamente pasoliniana, e i jean strappati di Davoli.» (cfr. “Uccellacci e uccellini – Pier Paolo Pasolini – Recensione di Poletti.”, in www.debaser.it, 2007).

Eppure, superate le prime rimostranze, tra regista e attore si instaurò una rara intesa alchemica che, miscelando armonie e disarmonie, seppe traghettare Totò verso un’interiorità inesplorata. L’attore si spogliò della mordacia che caratterizzava i suoi ruoli comici e si rivestì della tenerezza che contraddistingue chi, smarrito, cerca disperatamente qualche appiglio alla realtà, ma questa, avara, ha da offrirgli solamente un criptico uccellaccio e qualche grottesco figuro.

In un terreno scosceso e arido, figlio di una sensibilità che non apparteneva alla sua generazione di artisti, Totò riuscì a muoversi con incisività e destrezza, grazie anche alle numerose indicazioni che Pasolini, come l’attore stesso ricordò nelle interviste, pazientemente gli fornì. (r.l.)