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| Avviso ai naviganti |
In preparazione al concorso di sceneggiatura 2006 del B.A. Film Festival si apre uno spazio di riflessione e di confronto sui temi e sugli aspetti della scrittura cinematografica.
Periodicamente questo spazio ospiterà testi inediti, contributi, citazioni, ...
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| Citazione del mese |
Le storie sono intrecciate l'una nell'altra, e si sono trasformate col tempo, mentre gli avvenimenti, a mia insaputa, le tessevano insieme in quell'ordito di cui ora sto cercando di sciogliere la trama.
Seguo i fili all'indietro per trovare la logica della trama, ma i nodi mi si disfano fra le dita, e alla fine mi rimangono in mano solo dei capi sciolti.
Torno a legarli, esitante, perché so che sarà solo uno dei tanti racconti che avrei potuto raccontare con gli stessi fili.
Come sapere se uno è più veritiero dell'altro? Forse è indifferente quale racconterò, forse tutti dimostrerebbero di avere maglie troppo lente, troppo scomposte e imprecise per essere vere.
Mentre continuo a tessere mi rendo conto di quante cose in una vita rimangano mute, in ombra.
Come prende forma?
Quando ha scelto la sua direzione decisiva?
In quale punto avrebbe potuto svoltare in modo diverso e diventare un'altra storia, una storia completamente diversa?
(Jens Christian Grondahl Silenzio in Ottobre, Einaudi 2003)
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Contributo di Carlo Lizzani
Presidente della giuria del Concorso di sceneggiatura del B.A. Film Festival |
La parola e l'immagine: in questo binomio la forza del cinema
Il declino di molte cinematografie (non solo di quella italiana) è dovuto a un indebolimento del testo scritto che è a monte di ogni film; a una sottovalutazione del peso decisivo che ha - nella creazione dell'opera cinematrografica - il lungo, faticoso processo di scrittura che via via porta alla costruzione di una vera e propria sceneggiatura.
Dietro tutti i grandi film del passato, questo processo di avvicinamento all'immagine può aver seguito percorsi diversi.
Nel cinema hollywoodiano ha prevalso la figura di un autore singolo o di una coppia.
Il grande cinema italiano, sia quello della stagione neorealista, sia quello che può essere raccolto sotto la definizione di commedia all'italiana, ha visto invece riunirsi, intorno ad un progetto, magari in stesure successive, gruppi, spesso anche eterogenei, di sceneggiatori.
Negli ultimi 20 anni ha invece prevalso un pò in tutto il mondo, la figura del regista autore: "Un film di...".
La crisi dell'istituzione cinematografica nel suo complesso: cioè produzione - distribuzione - esercizio, ha, da una parte, liberato energie nuove, che magari non si sarebbero messe in luce in una cinematografia di tipo solidamente industriale.
Dall'altra ha costretto però molti autori a percorrere strade un pò troppo solitarie e avventurose (e solo apparentemente più economiche).
Comunque, indipendetemente dal tipo di aggregazione di autori che può aver caratterizzato questa o quella fase di storia del cinema, non c'è momento di questa storia ormai lunga più di un secolo, che abbia visto fiorire una cinematografia senza un apporto creativo e decisivo della scrittura.
Per questa ragione ho sempre visto come estremamente positiva l'iniziativa presa coraggiosamente dal B.A. Film Festival, e mirata a incoraggiare i giovani verso la professione della scrittura.
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| Editoriale |
L’esperienza dei primi tre anni del concorso di sceneggiatura promosso dal B.A. Film Festival ci chiama a alcune riflessioni, a beneficio di chi si accinge a partecipare alle future edizioni.
Due dei tre premi in danaro annualmente in palio nelle passate edizioni hanno riguardato la “miglior caratterizzazione di genere” ela “scrittura maggiormente innovativa”.
L’intento era chiaro: premiare, da un lato, chi si ispirava con successo a generi – ma anche a temi o strutture – consolidati e, dall’altro lato, chi, rifuggendo le esperienze passate, si addentrava con buoni risultati nel campo dell’inesplorato.
Nonostante siano esistiti premi specifici per tali caratteristiche, un esame del materiale pervenuto evidenzia che la maggior parte dei testi in concorso è collocabile in una sorta di “terra di mezzo”: testi privi di una reale connotazione di genere, non basati su strutture consolidate né ispirati a temi riconoscibili e, per contro, nemmeno espressivi di una reale ricerca di nuovi orizzonti narrativi né caratterizzati da una ricerca o una sperimentazione degne di nota.
Non per questo privi di valore: buone idee nascoste qua e là; genuine espressioni di spaccati sociali; introspezioni profonde, solo per citare alcuni degli elementi di rilievo notati.
Anche nei risultati migliori vi è, però, un comune denominatore negativo: la scarsa traducibilitàin opera cinematografica.
Non poca cosa, per una sceneggiatura!
Occorre quindi chiedersi perché un così consistente numero di autori scelga questa strada.
...continua |
| Strumenti |

Leggere/analizzare una sceneggiatura (Paolo Braga)
Gli elementi chiave di una storia per il cinema
“Non c’è storia più avvincente di quella in cui un uomo, perso il controllo della propria esistenza, si mette in gioco per riconquistarla”. “Scrivere per il cinema senza preoccuparsi della struttura del racconto è come voler giocare a tennis senza la rete che divide la tua parte di campo da quella dell’avversario: è, cioè, impossibile”.
La prima frase è del regista più famoso del mondo, Steven Spielberg. La seconda è di Robert McKee, il più autorevole insegnante di sceneggiatura del pianeta. Messe insieme, queste due laconiche affermazioni bastano a definire l’essenza della scrittura per lo schermo.
Contrariamente a quanto molti – anche molti registi – pensano, sceneggiare non è esprimere poeticamente il vibrare di uno stato d’animo, non è suggerire atmosfere, non è una combinazione imperscrutabile dell’estro e dell’egocentrismo di un autore che dà sfogo al suo bisogno di esprimersi. Sceneggiare, al contrario, è due cose:
- scegliere l’arco di un cambiamento, umanamente significativo e interessante, vissuto da un personaggio – la citazione iniziale da Spielberg –;
- fissarne e concatenarne i passaggi decisivi per offrire al pubblico quella esperienza umana in tutta la sua forza – a questo si riferisce Mckee –.
La valutazione di una sceneggiatura comincia pertanto da due elementi chiave: i valori della storia e la sua struttura.
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Invito alla lettura di una sceneggiatura (Paolo Braga)
Dalla parte del personaggio
Uno dei problemi – se non addirittura “il” problema – che una sceneggiatura deve risolvere al più presto è quello di creare un feeling tra il protagonista e lo spettatore. In termini tecnici, questo problema va sotto il titolo di “empatia con il personaggio”: si tratta di istituire quanto prima un coinvolgimento intimo del pubblico nelle emozioni di chi è al centro del racconto, sullo schermo. Generare empatia significa portare la platea a vivere gli stessi sentimenti dell’eroe o dell’eroina, a calarsi nei suoi stati d’animo, a farsi carico in prima persona dei suoi patemi: in qualche modo – si può anche dire – a tifare per il personaggio dopo essersi messi nei suoi panni.
Rispetto alla televisione, dove incombe la minaccia del cambio di canale, la sceneggiatura cinematografica può concedersi qualche minuto in più per indurre empatia. Il pubblico in sala, infatti, ha fatto strada, ha posteggiato, ha acquistato un biglietto: tutti investimenti che lo stimolano a dare più tempo al nascere di una sintonia con il protagonista; tutte resistenze ad abbandonare lo spettacolo prima del termine, salvo in caso di porcheria conclamata e inaspettata. Ciò non toglie che anche il successo di una pellicola dipende da una consonanza di timori e di speranze con il campione di umanità tratteggiato nella storia.
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Invito alla lettura di una sceneggiatura (Paolo Braga)
L’arte del dialogo cinematografico
“Labor limae”, cioè “Lavoro di lima”, consigliava il poeta latino Orazio a chi volesse scrivere in versi. La dritta è utilissima anche all’odierno sceneggiatore impegnato a dare parola ai suoi personaggi, cioè chiamato a cimentarsi nei dialoghi. Anche il dialogo cinematografico, infatti, lungo o breve che sia, deve essere “limato”: non una parola di troppo, non una virgola inutile, perfetto nella forma in virtù di numerose revisioni. Nessuna divagazione, dunque, ma assoluta pertinenza – il che, come si dirà tra poco, non significa pertinenza plateale – al messaggio profondo della storia.
Dialogo non vuol dire chiacchiera, ma confronto verbale: il dialogo, cioè, fa incontrare e scontrare i punti di vista maturati dai personaggi in quella certa fase della trama sul tema morale dello script.
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Invito alla lettura di una sceneggiatura (Paolo Braga)
Il viaggio dell’eroe, dal mito alla sceneggiatura
L’eroe dai mille volti. Questo il titolo di un intrigante saggio scritto da Joseph Campbell, uno studioso americano di religioni comparate, pubblicato nel 19491. Il libro sosteneva una tesi ardita: chi si dedica all’arte del racconto, alla radice, racconta sempre la stessa storia. Lungi da Campbell associare alla sua idea un giudizio negativo. Il pensiero dello studioso non era una critica alla ripetitività della fantasia umana. Tutt’altro. Il suo argomento puntava in direzione opposta: mettere a fuoco la causa più profonda del fascino che i racconti esercitano sull’uomo. Trovare il perché ultimo della forza delle storie, questo stava a cuore a Campbell.
Ecco la risposta cui egli approdò: sotto la molteplicità di forme differenti in cui essa si concretizza, la narrazione cela una struttura fondamentale da cui si genera la sua capacità di presa, di coinvolgimento. L’origine di questa struttura risale molto, molto indietro. Si perde nella notte dei tempi, quando l’essere umano cominciò a raccontare le sue prime storie: i miti. La struttura del racconto mitico, cioè, è secondo Campbell l’anima nascosta che dà vita a una storia e fa sì che chi la segua si emozioni nel profondo.
Cosa c’entra tutto questo con il cinema e con la sceneggiatura? Come possono le ricerche di un intellettuale eccentrico di oltre mezzo secolo fa avere a che fare con Hollywood e con i blockbuster? Il collegamento si trova negli anni Settanta, quando a George Lucas capita per le mani il libro di Campbell. Stregatone, il cineasta scrive, seguendo le tappe indicate dal saggio, uno dei film di maggior successo di tutti i tempi: Guerre Stellari. La cerchia di autori che con Lukas sta prepotentemente emergendo in questo periodo – Steven Spielberg, Francis Ford Coppola, John Milius – è così attratta dal pensiero di Campbell, che esercita sui loro film – quelli che oggi fanno scuola – una grande influenza. Da Apocalipse Now fino a E.T., in tantissimi successi è facile intravedere l’ascendente di Campbell.
Il fascino del suo pensiero si diffonde così tanto tra gli addetti ai lavori, che negli anni Ottanta Chris Vogler, un astuto script doctor – un consulente delle major per lo sviluppo delle sceneggiature – decide di scriverne una versione semplificata ad uso degli autori di cinema, divenuta un manuale nel 19922. Il libricino, intitolato Il viaggio dell’eroe, è oggi un must del mestiere. Lo schema di scrittura cinematografica spiegatovi è il più usato, insieme a quello in tre atti – con cui, del resto, è per molti aspetti complementare –.
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